GIUSTOPESO CON
DIETA on LINE... e non solo

VACCINAZIONI
E
MALATTIE INFETTIVE
(copyright by www.giustopeso.it)

Disponibile in Italia il vaccino anti-papillomavirus (HPV). Il cancro della cervice uterina rappresenta la seconda patologia neoplastica per diffusione e mortalità nella popolazione femminile a livello mondiale. Il vaccino - Gardasil (vaccino quadrivalente con proteine L1 dei tipi 16, 18, 6, 11) - è indicato nel periodo pre-adolescenziale (9-12 anni) e può prevenire circa il 70% delle infezioni d HPV oncogeni. Le infezioni da HPV sono acquisite solitamente all'epoca dell'esordio dell'attività sessuale. Ovviamente la vaccinazione non esclude la validità dei programmi di screening (Pap test).

E’ stato ormai sufficientemente dimostrato che i vaccini HPV, sia quello quadrivalente, che quello bivalente, hanno un’efficacia del 90-100% nell’impedire che le donne näive siano infettate dai papillomavirus contenuti nel vaccino e quindi siano al riparo dalle conseguenze che un’infezione da tipo 16 e 18 può avere. Sono stati già presentati lavori, a distanza di 5 anni dalla vaccinazione con quadrivalente, che hanno dimostrato un’efficacia del 100% nell’impedire lesioni tipo CIN-1, CIN-2 e CIN-3, che, come sappiamo, precedono di anni la comparsa del cancro del collo dell’utero. Analogo effetto favorevole nei vaccinati sulla comparsa del condiloma acuminato.

Il vaccino inoltre, oltre ad essere efficace, è assolutamente sicuro: a parte i sintomi e i segni locali, relativamente frequenti, molto rara è la comparsa di manifestazioni generali, come la febbre, la cefalea, la stanchezza e altre.

La vaccinazione nel 12° anno di vita si accompagna a una risposta anticorpale elevatissima, inizialmente superiore di almeno 100 volte quella che si rileva dopo la malattia naturale, che è caratterizzata inizialmente da una lesioni localizzata. E’ stato anche dimostrato che a 12-15 anni la risposta immunitaria al vaccino è superiore di almeno due volte quella che si ottiene vaccinando una donna di 19-20 anni.

I dati epidemiologici e gli studi sociologici, compiuti nelle adolescenti italiane, dimostrano che nel dodicesimo anno nella grandissima percentuale di ragazze non è ancora cominciata l’attività sessuale, per cui è assolutamente probabile che le ragazze non abbiano avuto ancora occasione d’incontrare il papillomavirus. Si trovano cioè nella situazione, detta oggi näive, che risulta ideale per permettere al vaccino di esplicare al massimo la sua attività.

La vaccinazione consta di 3 dosi:

- 0, 2 mesi e 6 mesi per il vaccino quadrivalente (Gardasil)
- 0, 1 mese e 6 mesi per il vaccino bivalente (Cervarix)

Una buona risposta immunitaria è stata riscontrata anche nelle donne che hanno ricevuto una sola o due dosi, ma per avere una risposta completa sono necessarie 3 dosi, agli intervalli indicati in precedenza.

 

Periodi isolamento raccomandati,

ovvero misure di profilassi per esigenze di sanità pubblica (Circolare n.4 del 13 marzo 1998)
Epatite A precauzioni enteriche per 15 giorni dalla diagnosi di epatite
Epatite B precauzoni standard per prevenire l'esposizione ed il contatto con sangue ed altri fluidi biologici
Pediculosi Isolamento per non meno di 24 ore dall'inizio del trattamento disinfestante
Dermatofitosi (tigna) Tinea capitis: nessuna restrizione, tinea corporis, cruris e pedis, esclusione dalla frequenza di palestre e di piscine per tutta la durata del trattamento.
Dissenteria bacillare e salmonellosi non tifoidee Solo il personale di cucina e assistenti dei nidi devono fare la coprocoltura, i bambini NO
Rosolia allontanamento dalla scuola per 7 giorni dopo la comparsa dell'esantema
Scarlattina allontanamento dall scuola per 48 ore dopo l'inizio della terapia antibiotica
Varicella alontanamento da scuola per 5 giorni dopo la comparsa dell'esantema
Parotite allontamento da scuola per 9 giorni dopo la comparsa della tumefazione
Pertosse allontanamento da scuola per 5 giorni dopo l'inizio della terapia antibiotica
Morbillo allontanamento dalla scuola per 5 giorni dopo la comparsa dell'esantema
Meningite meningococcica e da HIB Isolamento respiratorio per 24 ore dopo l'inizio della terapia antibiotica. NON è richiesta la disinfezione degli ambienti dove il paziente ha soggiornato

Orecchioni
Gonfia gonfia gonfierà,
ancor quanto non si sa,
la mia faccia palloncino
ben legata da un fiocchino.
Son malata di orecchioni
e ricevo molti doni,
ma, per tema del contagio,
sono sola; che disagio !
(Giuliana Bagnoli)


 

CALENDARIO VACCINALE PER L'ETA' EVOLUTIVA IN USO NEL LAZIO (DRG 133 del 29 febbraio 2008)

VACCINI
3 mesi
5 mesi
13 mesi
5-6 anni
12 anni
antipolio
IPV
IPV
IPV
IPV
DTP acellulare
DTPa
DTPa
DTPa
DTPa
dTpa*
H. influenzae
Hib
Hib
Hib
Epatite B
Epatite B
Epatite B
Epatite B
MPR
Morbillo, parotite , rosolia
MPR
MPR
Varicella        
varicella
papilloma virus        
HPV

 

  1. Si intende mese o anno di vita, ad esempio, per terzo mese di vita si intende il periodo che intercorre dal compimento del 61 ° giorno di vita fino al 90° giorno di vita; per 12° anno si intende dal compimento degli 11 anni fino al compimento dei 12 anni
  2. Nei nati da madre HbsAg positiva si somministrano contemporaneamente, entro 12-24 ore dalla nascita ed in siti separati, la prima dose di vaccino (HB) e una dose di immunoglobuline specifiche anti­epatite B (HBIG). Il ciclo va completato da una seconda dose a 4 settimane dalla prima, da una terza dose dopo il compimento dell'ottava settimana (può coincidere con la prima somministrazione del ciclo normale) e da una quarta dose dopo l'11 ° mese (può coincidere con la 3° dose del ciclo normale).
  3. Vaccino pneumococcico coniugato eptavalente: tre dosi entro il primo anno di vita; dopo il compimento del primo anno, due dosi con intervallo di almeno due mesi; dopo il compimento del 24° mese di vita, è sufficiente una sola dose. La vaccinazione è gratuita per tutti i neonati con le modalità definite nella nota tecnica (paragrafo 3.2). Ricerca attiva e vaccinazione gratuita dei soggetti a rischio per patologia (vedi DGR 877/05); bambini di età inferiore ai 5 anni appartenenti a particolari comunità etniche. Vaccinazione gratuita per bambini fino a 36 mesi di età previa certificazione attestante l'iscrizione all'asilo nido. Per gli altri soggetti vaccinazione resa disponibile a partecipazione della spesa. E' possibile la co-somministrazione con esavalente.
  4. Vaccino meningococcico C coniugato: tre dosi entro il primo anno (3°, 5° e 12° mese); dopo il compimento del primo anno, una singola dose. Programmi di ricerca attiva e vaccinazione dei soggetti a rischio (vedi DGR 877/05). Per gli altri soggetti vaccinazione resa disponibile a partecipazione della spesa. E' possibile la co-somministrazione con esavalente.
  5. Varicella: fino al compimento del 13° anno di età il ciclo vaccinale prevede una dose unica; per i soggetti di età uguale o maggiore di 13 anni il ciclo vaccinale consiste nella somministrazione di due dosi, a distanza di 4-8 settimane una dall'altra. Programmi di ricerca attiva e vaccinazione gratuita rivolti ad adolescenti, a partire dall'undicesimo anno fino al compimento del 15° anno; soggetti a rischio per patologia (DGR 877/05), incluso le donne in età fertile senza precedenti di varicella; lavoratori suscettibili che operano negli asili nido, comunità della prima infanzia, scuole primarie, scuole secondarie e tutte le persone recettive che lavorano in ambiente sanitario. Prioritariamente la vaccinazione dovrebbe essere eseguita al personale sanitario che è a contatto con i bambini o con le persone immunodepresse. Per gli altri soggetti vaccinazione resa disponibile a partecipazione della spesa.

FOCUS SULLA VACCINAZIONE ANTI-ROTAVIRUS. Esistono due vaccini che, pur avendo una composizione differente, sono risultati altamente efficaci nel prevenire le forme di gastroenterite infettiva moderata e grave e nel ridurre drasticamente le ospedalizzazioni; sono stati autorizzati all'immissione in commercio con l'indicazione terapeutica della prevenzione dall'infezione da Rv tipo G l P8, G2P4, G3P8, G4P8, G9P8; entrambi hanno dimostrato di essere immunogeni, efficaci ben tollera bili in quanto privi di effetti collaterali, però hanno caratteristiche e schedule differenti
Il vaccino Rotarix (GlaxoSmithKline Biologicals): contiene un ceppo umano vivo ed attenuato (G l P [8]). Il vaccino Rotateq (sviluppato da Merck e distribuito in Italia da Sanofi Pasteur MSD) è costituito da 5 ceppi di virus vivo attenuato umano-bovino ottenuti dal riassortimento genetico di RV umani con il RV bovino WC3, ricombinati per esprimere i siero tipi Gl, G2, G3, G4 e P[8], rispettivamente. Devono essere somministrati per bocca, la sequenza varia a seconda del vaccino usato:
Rotarix: due dosi a distanza di quattro settimane a partire dalla 6° settimana di vita, è cosomministrabile con la altre vaccinazioni previste per l'età. Il ciclo dovrebbe essere effet­tuato preferibilmente entro la 16° settimana di età ma in ogni caso entro le 24 settimane.
Rotateq: tre dosi a partire dalle sei settimane di età con un intervallo di almeno 4 settimane tra una dose e l'altra ed è co somministrabile con la altre vaccinazioni previste per l'età. Le tre dosi è preferibile che siano somministrate prima delle 20-22 settimane e non oltre le 26 settimane di età.


*Tdap = vaccinazione difto-tetano-pertossico per adulti.

Morbillo. Nel 2002 si è verificata in Italia una vasta epidemia di morbillo con oltre 40.000 malati, più di 1000 ricoverati in ospedale, 23 encefaliti segnalate e 4 decessi.

Il morbillo può quindi essere una malattia molto grave, le cui complicxanze più temibili sono:

  • l'encefalite (colpisce circa 1 bambino su 1.000 malati di morbillo)
  • la polmonite (colpisce 6 bambini su 100 malati di morbillo).

Queste complicazioni, possono determinare conseguenze permanenti, come danni cerebrali o ritardo mentale o, addirittura, condurre a morte.

il morbillo può complicarsi con otiti nell'8-10% degli ammalati e manifestarsi con un quadro cosiddetto emorragico a carico della cute.

 

Note in tema di Vaccinazione Antipolio
La poliomielite è un’infezione causata da un enterovirus (sierotipi 1,2 e 3). La diffusione avviene per via oro-fecale e oro-orale. I lattanti e i bambini piccoli sono quelli più a rischio di contagio e in particolare quando le condizioni igieniche sono scadenti.
Nei climi temperati le infezioni sono concentrate in autunno e in estate. Il 90-95% delle infezioni sono asintomatiche, solo nel 4-8% si osserva una febbricola con dolore alla gola. Nello 0,1-2% l’infezione decorre in forma acuta con mancanza di riflessi dell’arto colpito (paralisi flaccida asimmetrica).
Attualmente abbiamo a disposizione due tipi di vaccino:
- poliovirus vivo attenuato tipo 1,2 e 3, per via orale (OPV);
- poliovirus inattivato con formalina e potenziato con alto potere immunogeno, per via parenterale (IPV).
Entrambi i vaccini, se regolarmente assunti secondo gli schemi vaccinali, determinano una protezione contro la malattia.
Il primo (OPV) determina inoltre un alto grado di immunità a livello intestinale contrastando le reinfezioni con il virus selvaggio e limitandone la circolazione.
L’unico effetto indesiderato del vaccino orale è la poliomielite paralitica, per riattivazione del virus.
Questo è segnalato in 1 caso su 2,4 milioni di dosi di vaccino orale. Tale rischio è più alto alla prima dose di vaccino in quanto l’evento è legato alla competenza immunologica del bambino.
Fino ad oggi il calendario vaccinale applicato in Italia prevedeva l’uso di vaccino inattivato e potenziato (IPV) nel corso del terzo mese di vita, (singolo o in associazione con gli altri vaccini obbligatori), seguito da una seconda dose entro il quinto mese di vita, non prima di sei settimane dalla prima dose. Il ciclo si completava all’età di undici-dodici mesi con la somministrazione di una dose di vaccino vivo attenuato (OPV) al fine di stimolare e di rafforzare l’immunità mucosale individuale e dei contatti. In questo lasso di tempo è possibile valutare la
competenza immunologica del soggetto e poter escludere la presenza di immunodeficit congeniti primitivi o secondari che possono scatenare eventuali reazioni gravi.
Il 13.07.02 il Ministero della Salute ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale le nuove direttive in materia vaccinale per quanto riguarda il nuovo calendario vaccinale contro la poliomielite.
Il Ministero dispone che la vaccinazione antipoliomielite obbligatoria dei bambini segua il seguente schema:

  • Prima dose di vaccino inattivato potenziato (IPV) contenente 40 unità dell’antigene D per il poliovirus tipo 1, 8 unità di antigene D per il poliovirus tipo 2 e 32 unità di antigene D per il poliovirus tipo 3 nel corso del terzo mese di vita e non prima delle otto settimane di vita.
  • Seconda dose di vaccino inattivato potenziato (IPV) contenente 40 unità dell’antigene D per il poliovirus tipo 1, 8 unità di antigene D per il poliovirus tipo 2 e 32 unità di antigene D per il poliovirus tipo 3 nel corso del quinto mese di vita e non prima di sei settimane dalla prima dose.
  • Terza dose di vaccino inattivato potenziato (IPV) contenente 40 unità dell’antigene D per il poliovirus tipo 1, 8 unità di antigene D per il poliovirus tipo 2 e 32 unità di antigene D per il poliovirus tipo 3 in un periodo di tempo compreso tra l’undicesimo e il dodicesimo mese.
  • Quarta dose di vaccino inattivato potenziato (IPV) contenente 40 unità dell’antigene D per il poliovirus tipo 1, 8 unità di antigene D per il poliovirus tipo 2 e 32 unità di antigene D per il poliovirus tipo 3 somministrata nel corso del terzo anno di vita e non prima di dodici mesi di distanza dalla terza dose.
Questa modifica annulla praticamente il rischio residuo di eventuali paralisi flaccide post-vaccinali nei bambini, pur raggiungendo una efficace copertura vaccinale.


 

Vaccinazioni: false e vere controindicazioni

False controindicazioni Oggi sappiamo che malattie infettive banali, come un raffreddore, una lieve febbre per un'infezione delle vie aeree, frequenti nei bambini piccoli, non costituiscono una controindicazione vera a nessun vaccino. Queste esperienze si basano su attenti controlli effettuati in decine di Paesi e in condizioni del tutto controllate. Ogni evento grave, verificatosi dopo la somministrazione di un vaccino, è stato valutato da esperti per capire quanta colpa potesse essere attribuita al vaccino stesso. Non tutto quello che avviene dopo la somministrazione di un vaccino è attribuibile con certezza ad esso. Alcune malattie neurologiche, per esempio, gravi e progressive si manifestano lentamente nei primi mesi di vita. Si può facilmente essere indotti a pensare che vi sia un nesso causale fra uno dei vari vaccini che un lattante riceve e la comparsa dei danni neurologici. Ma si tratta solo di una coincidenza temporale. I segni della malattia si sarebbero comunque manifestati e con la stessa gravità. Tutti gli studi disponibili hanno chiaramente documentato che nessuno dei vaccini raccomandati ha né causato, né precipitato, e neppure aggravato il decorso naturale di malattie neurologiche. I vaccini sono stati accusati di avere causato aumenti di malattie come la sindrome di Crohn o come l'autismo. Anche in questi casi gli studi epidemiologici hanno confermato che non vi è alcuna associazione fra vaccinazioni e l'insorgenza di queste malattie.

Vere controindicazioni Eppure vi sono casi in cui la vaccinazione deve essere evitata, o eseguita in condizioni strettamente controllate. Un bambino immunodepresso non deve ricevere vaccini costituiti da virus vivi attenuati. Se vi sono in famiglia soggetti immunodepressi i vaccini a virus vivi devono essere somministrati sotto stretto controllo o evitati. Questo perché il virus attenuato usato come vaccino può essere introdotto nell'ambiente dalla persona vaccinata e contagiare il soggetto immunodepresso con gravi conseguenze. Un bambino che abbia presentato una reazione grave a un vaccino deve essere attentamente valutato prima di somministrare una successiva dose dello stesso vaccino. Bisogna valutare caso per caso se per un bambino con malattie neurologiche progressive sussistano o meno vere controindicazioni. Potrebbe non essere opportuno, anche se non controindicato, vaccinare un bambino in corso di malattie importanti. I bambini in trattamento cronico o prolungato con cortisone possono essere vaccinati solo in determinate circostanze, perché la loro risposta ai vaccini è scarsa e, nel caso di virus vivi attenuati, possono, addirittura, sviluppare la malattia da cui si intende proteggerli. A ben vedere, le vere controindicazioni alla vaccinazione sono molto limitate. Ma esistono e devono essere ben valutate dai pediatri e dai responsabili dei servizi vaccinali.

 

 

Disponibile in Italia il vaccino contro la varicella

E' disponibile il vaccino vivo attenuato della varicella ceppo Oka/Merck. Ha un'elavata e persistente immunogenicità (99,5% dopo 6 anni nei bambini e 98,4% negli adolescenti/adulti). E' indicato nella prevenzione primaria della varicella in soggetti di età superiore a 1 anno. E' indicato inoltre nei soggetti esposti alla varicella se somministrato entro 3 giorni ( e comunque non oltre i 5 giorni) dall'esposizione.
Posologia: 1-12 anni: unica somministrazione (dose da 0,5 ml). Dopo i 13 anni: 2 dosi da 0,5 ml a distanza di 4-8 settimane.
Nel 2002 si sono registrate 158 casi di encefaliti post varicella. Di queste 130 (82,3%) nella fascia di età 0-14 anni.

 

Meningiti batteriche

Le meningiti batteriche sono più rare rispetto a quelle virali, ma potenzialmente più gravi e possono essere provocate da batteri diversi. Gli organismi responsabili  delle maggior parte delle meningiti batteriche nel bambino sono 3 batteri capsulati: Heamophilus Influenzae di tipo b (emofilo), Neisseria meningitidis (meningococco) e Streptococcus pneumoniae (pneumococco).
In Italia, nel 1999, sono stati notificati 1064 casi di meningite di origine batterica. Nel 32% dei casi il germe patogeno è stato il pneumococco, il meningococco nel 29% dei casi e l'emofilo nel 18%. Nel restante 20% il germe patogeno non è stato identificato.
I casi di meningite dovuti all'emofilo sono sensibilmente diminuiti grazie al vaccino disponibile ed oggi somministrato a tutti i nuovi nati.

Meningococco C

Relativamente al meningococco, il 69% dei casi di meningite è dovuto al sierogruppo B; il gruppo C è stato invece identificato nel 24% dei pazienti e il gruppo A nel 2%. Tuttavia il tipo C presenta un tasso di mortalità più elevato, essendo responsabile del 55% dei casi di morte da meningococco, contro il 36% dovute al B. Il 50% di tutti i casi colpiti hanno meno di 17 anni. In Italia la mortalità da meningite meningococcica è del 13%, pari a 24 decessi l'anno.
Nel 2004, si sono registrati 88 casi di meningite da meningococco C, su un totale di 150 casi di meningococco (58,66%)

Vaccini: i primi vaccini erano (e sono ancora) costituiti esclusivamente da polisaccaridi. Sono però meno immunogeni e non attecchiscono nei bambini piccoli. Da alcuni anni è disponibile il vaccino coniugato (polisaccaridi + proteine).

Posologia: Bambini sotto i 12 mesi: tre dosi (a partire dal 2° mese) da 0,5 ml con intervalli di almeno 1 mese. Bambini, adolescenti, adulti: 1 dose singola da 0,5 ml.

Dati dell'Istituto Superiore di Sanità sulle meningiti


VACCINAZIONE CONTRO LA MENINGITE DA PNEUMOCOCCO

Lo pneumococco, oltre a rappresentare l’agente batterico più comune della polmonite, è attualmente al primo posto come causa di meningite batterica nei bambini di età inferiore a 5 anni.

Ogni anno le malattie da pneumococco procurano negli USA (Edwards KM, Griffin MR, NEJM 2003,349:1312-4), 3300 casi di meningite, 60000 casi di batteriemia, 135.000 polmoniti e 6 milioni di otiti.In particolare, i bambini al di sotto dei 2 anni di età sono particolarmente a rischio di infezione da pneumococco in quanto incapaci di una valida risposta immunitaria.
Lo pneumococco è poi un comune ospite del naso-faringe, da cui è isolato fin nel 60-80% dei casi di bambini in età prescolare e nel 5-30% degli individui adulti.
Se si eccettuano i primi 2 mesi di vita (quando il bambino gode della relativa protezione fornitagli dagli anticorpi materni), è nel periodo 12-18 mesi l’incidenza massima di patologia invasiva (meningite, sepsi, polmonite):  203 casi x 100.000 soggetti.

MENINGITE
Con l’introduzione del vaccino anti-H. influenzae di tipo b, lo pneumococco è diventato attualmente l’agente batterico più frequentemente in causa nella meningite tra i bambini di età inferiore ai 5 anni.
Anche se può colpire persone di tutte le età, la meningite è più frequente nei bambini.
Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità i casi di meningite da meningococco sono aumentati in maniera sensibile (da 109 casi nel 1994 si è passati a 309 casi nel 1999 e 405 nel 2002). Nella fascia 0-14 anni sono state registrati 88 casi di meningite (21,7% del totale).

Questa è stata la distribuzione geografica in Italia (anno 1999):
 
NORD
7,4 
casi per milione di abitanti
CENTRO
5,8
casi per milione di abitanti
SUD
2,0
casi per milione di abitanti

La meningite da pneumococco è letale in circa il 15% dei casi; inoltre, 1 paziente su 3 fra chi guarisce riporta conseguenze neurologiche. 

POLMONITE, OTITE MEDIA, SINUSITE
Lo pneumococco è responsabile del 66% dei casi di polmonite, del 30-60% dei casi di episodi di otite media e del 40% dei casi di tutte le sinusiti.
Il batterio si trasmette per via aerea (un colpo di tosse o uno strarnuto) e molti bambini ne sono portatori sani.

E' ora disponibile il vaccino per evitare tutto questo.

Viene suggerita la seguente schedula vaccinale

Età in mesi ciclo di base Richiamo
2-6 mesi 3 dosi con un intervallo di 2 mesi a 12-15 mesi
7-11 mesi 2 dosi con un intervallo di 2 mesi a 12-15 mesi
12-23 mesi 2 dosi con un intervallo di 2 mesi
+ 24 mesi 1 dose
Disturbi generali nel sito di iniezione: arrossamento, gonfiore, indurimento nel 10% dei casi.

Parlatene con il pediatra dei vostri bambini.

VACCINAZIONE TRIVALENTE (PERTOSSE, TETANO, DIFTERITE) 
E' utile vaccinare a 4-6 anni con un vaccino trivalente (pertosse, antitetanica, antidifterica). 
Infatti la copertura vaccinale delle prime 3 dosi dura, appunto,  fino a 4-6 anni. 

 

La febbre: che cosa è

La febbre si verifica quando sale la temperatura corporea oltre il valore normale di 37 gradi. Questo avviene generalmente in occasione di episodi infiammatori di vario genere causati dalle classiche malattie da raffreddamento oppure da infezioni più serie localizzate in qualsiasi parte dell’organismo o da altre cause meno frequenti come traumi o malattie gravi. La febbre causa una accelerazione del lavoro delle cellule ponendole in condizioni tali da poter combattere più efficacemente contro la causa della febbre stessa. Il rialzo di temperatura rappresenta perciò, per certi versi, un vantaggio per l’organismo anche perché la maggior parte dei microorganismi che possono provocare una infezione si riproducono a 37 gradi e con la febbre rallentano la loro invasione. Tuttavia, se l’innalzamento della temperatura è eccessivo o troppo prolungato nel tempo può causare problemi per l’organismo. In primo luogo aumenta la richiesta di ossigeno da parte di tutte le cellule ed in conseguenza si verifica una accelerazione del battito cardiaco. Questo fatto può essere dannoso per tutti quei soggetti con malattie croniche respiratorie o cardiache. Nei bambini più piccoli poi, un notevole aumento della temperatura può provocare una stimolazione del sistema nervoso centrale e causare delle convulsioni che fortunatamente sono generalmente non gravi e transitorie.

Come misurarla:
La temperatura corporea può essere misurata sia esternamente, valutando la temperatura della superficie della pelle, sia internamente misurandola all’interno della bocca o a livello rettale. La temperatura esterna si misura generalmente sotto l’ascella ed il suo valore normale è circa tra i 36 ed i 37 gradi. La temperatura orale o rettale normale è mediamente di  mezzo grado.

Tempi di permanenza del termometro a mercurio in vetro:

-orale: 7 minuti

-rettale: 2 minuti

-ascellare: 9 minuti

Nel bambino piccolo è indispensabile misurare la temperatura rettale (British Medical Journal. ed. italiana vol.17, settembre 1992, p.39)

Come comportarsi:
In presenza di febbre, soprattutto se non se ne conosce inizialmente la causa, è bene tenere il bambino a relativo riposo. E’ necessario fare in modo che la temperatura corporea non salga eccessivamente, pertanto gli ambienti non devono essere troppo caldi, devono essere ben umidificati e ventilati ed il bambino non deve essere troppo coperto. Quando la temperatura è elevata può essere utile fare delle spugnature bagnate con acqua non gelata per favorire la dispersione di calore con l’evaporazione. Con la febbre l’organismo del bambino si disidrata più facilmente di quello degli adulti perciò è utile somministrargli una buona quantità di liquidi soprattutto in quei momenti in cui la temperatura è più bassa per evitare episodi di vomito.

Il farmaco più impiegato come antipiretico è il paracetamolo, efficace sia per via orale che rettale (Scolnik D, et al. Pediatrics 2002;110:553-6).

La somministrazione di questo farmaco non deve però essere sporadica ma deve avere una frequenza ben precisa e costante sino alla completa e stabile risoluzione della febbre. Soprattutto è importante correlare la dose del farmaco al peso del bambino secondo le indicazioni per non sottodosare o sovradosare la medicina. Quando rivolgersi al medico: se dopo circa un’ora dalla somministrazione dell’antifebbrile la temperatura sale. Se la temperatura troppo elevata provoca altri sintomi quali vomito o convulsioni. Se apparentemente la febbre non sembra correlata con alcun problema o se, per contro, vi sono problemi respiratori o d’altro genere evidenti.


 

INCUBAZIONE DI ALCUNE MALATTIE INFETTIVE
(tra parentesi sono indicati i periodi più frequenti)
Malattia
giorni di incubazione
Epatite A
15-50 (28-30)
Epatite B
45-180 (60-90)
Febbre tifoide
3-90 (7-21)
Meningite da Heamophilus influenzae
2-10 (3-4)
Meningite meningococcica
2-10 (3-4)
Morbillo
7-18 (10-14)
Parotite
12-25 (18)
Pertosse
6-20
Rosolia
14-21 (16-18)
Salmonellosi non tifoidee
0-3 (0-2)
Scarlattina
1-3
Shigellosi
0-7 (1-3)
Varicella
10-21 (13-17)