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NUTRIZIONE, OBESITA' E DINTORNI
ovvero: appunti e spunti dalla letteratura medica ... e non solo

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Bambini italiani obesi mentre gli altri muoiono (la Repubblica) 

pijltje.gif (2109 byte)Rassegna stampa

22-02-2008. (AGI) - Londra - Un'alimentazione ricca di sale potrebbe essere la causa principale dell'obesita' infantile. A sostenerlo e' stato un gruppo di ricercatori della University of London in uno studio pubblicato sulla rivista Hypertension. I ricercatori hanno scoperto che i bambini che mangiano cibi particolarmente salati sono anche quelli che bevono piu' bibite zuccherate e ipercaloriche. E questo porta i bambini a dover affrontare il problema dell'obesita'. Secondo i ricercatori, basterebbe ridurre l'assunzione di sale di 6 grammi al giorno per tagliare all'incirca 250 calorie dalla dieta dei bambini. Si tratta del primo studio che e' riuscito dimostrare un collegamento fra alimenti salati, consumo di bibite ipercaloriche e obesita' nei bambini. I ricercatori inglesi hanno analizzato i dati raccolti nel 1997 dal National Diet and Nutrition Survey che rigurdavano circa 1.600 bambini di eta' compresa dai 4 ai 18 anni. Dall'eleborazione dei dati e' emerso che i bambini che consumano cibi con un basso contenuto di sale bevono anche molto meno bevande zuccherate. I ricercatori hanno quindi esortato i genitori a tagliare un po' di sale dalle diete dei loro bambini, sottolinenado come anche una riduzione del 10-20 per cento di sale non cambierebbe il sapore dei cibi. Invece, meno sale nei pasti dei propri figli significherebbe meno chili di troppo da adulti e, quindi, meno malattie collegate all'obesita'.

22-02-2008. (Reuters Health) Numerosi genitori di ragazzi sovrappeso o francamente obesi non percepiscono la situazione patologica dei propri figli: è quanto riporta un lavoro pubblicato su Diabetes care. Lo studio ha monitorato 104 adolescenti con diabete di tipo 2 e ha valutato la percezione della problematica sia da parte dei genitori che dei ragazzi. Si è visto che solo il 41% dei genitori riconosce il proprio figlio come obeso e si accorge della stessa evidenza solo il 35% dei ragazzi. I genitori che considerano adeguato il peso del proprio figlio, ha nel 40% dei casi un figlio con un indice di massa corporea (IMC) a dir poco preoccupante. Se i genitori non riescono a stimare adeguatamente il peso dei propri figli non sono in grado di spronarli ad adottare uno stile di vita più salutare e a seguire una dieta equilibrata. Se i ragazzi non prendono coscienza del proprio peso eccessivo non hanno le giuste motivazioni per cambiare stile di vita e intraprendere una dieta adeguata. :


TRATTAMENTO FARMACOLOGICO DELL' OBESITA' :ORLISTAT, SIBUTRAMINA E RIMONABANT.

Lancet. 2007 Jan 6; 369 (9555):71-7
Drug treatements for obesity: orlistat, sibutramine, and rimonabant.
Padwal RS, Majumdar SR

Il trattamento farmaco logico dell'obesità è suggerito per pazienti selezionati nei quali la modifica dello stile di vita è inefficace. Attualmente sono autorizzati due farmaci per uso cronico contro l'obesità. Orlistat, inibitore della lipasi gastrointestinale, riduce il peso in media di 3 kg e fa diminuire la comparsa di diabete in pazienti ad alto rischio; sono comuni effetti collaterali gastrointestinali. Sibutramina, un inibitore del reuptake delle monoamine, provoca una perdita media di peso di 4-5 kg, ma è associato con aumenti della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Rimonabant, il primo degli antagonisti del recettore degli endocannabinoidi, riduce in media il peso di 4-5 kg e migliora la circonferenza vita e le concentrazioni di HDL e trigliceridi; tuttavia, è stato segnalato un aumento dell'incidenza dei cambiamenti dell'umore. Fin qui, tutte le prove dei farmaci contro l'obesità sono state limitate dalla mancanza di dati a lungo termine su mortalità e morbosità. Altri farmaci promettenti contro l'obesità, compresi quelli che agiscono a livello della melanocortina, sono in via di sviluppo, ma ci vorranno anni per un loro utilizzo clinico. Alla luce della mancanza di trattamenti efficaci sulla perdita di peso e le implicazioni di sanità pubblica per l'incremento del fenomeno obesità, dovrebbe essere una priorità lo sviluppo di farmaci sicuri ed efficaci. Tuttavia, mentre i nuovi farmaci sono in via di sviluppo, suggeriamo che i processi di valutazione dovrebbero includere sia obiettivi finali (es. perdita di peso), sia risultati clinici (es. morbilità e mortalità degli obesi gravi). Soltanto i pazienti e i loro medici, possono essere sicuri che i benefici presunti di tali farmaci siano superiori ai rischi e ai costi.


Medico & Bambino 10/2002 pag. 685


Se la fame è eccessiva si può sospettare una carenza genetica
Una voracità irrefrenabile, dovuta ad una disfunzione di natura genetica, che spinge ad ingurgitare tutto il cibo che passa sotto il naso. E' questa la caratteristica della sindrome di Preder-Willi che colpisce un bambino su 12 mila. Può essere diagnosticata già nel periodo prenatale. Le cause? mancanza di un segmento del Dna del cromosoma 15 (anomalia che si ricontra in 3 soggetti su 4).

Sindrome plurimetabolica

E' un'aggregazione di più sintomi ognuno dei quali è di per sè un fattore di rischio cardiovascolare. Ridotta captazione del glucosio insulino-dipendente, intolleranza glucidica (glicemia >110 mg/dl), iperinsulinemia, aumento dei trigliceridi VLDL (>150 mg/dl), riduzione dell'HDL-colesterolo, ipertensione, obesità centrale (maschi circonferenza vita >102 cm, femmine >88), microalbuminuria, elevati livelli plasmatici di inbitore dell'attivatore del plasminogeno I, iperleptinemia, iperuricemia (1999). L'aumento del peso è un forte predittore della sindrome metabolica.

Business e cellulite

Tipo di problema
Soluzione Tempi Costi Quando sì Quando no
Cellulite molle e rilassamento cutaneo Trattamento riducente e modellante Matis (fanghi) 12 sedute di 1h15' 702,35 euro presenza di "cuscinetti" disturbi tiroidei
Cellulite, problemi circolatori, gonfiori Effet Ideal Line (placche e bende elastiche che emettono calore) 2 volte a sett. x 3 sett. 774,69 cellulite di vecchia data Vene varicose
Forte ritenzione idrica Trattamento modellante Spa marine di Germaine de Capuccini (fanghi) 10 sedute di 1h 1 volta a sett. 620,00   disturbi tiroidei
Cellulite localizzata Fisiotron Dibibody (fanghi, elettrostimolazione) 18 sedute di 1h 2 volte a sett. 1022,58 rilassamento cutaneo fragilità dei capillari
(da Starbene, aprile 2002)
 

Obesità infantile e vasculopatia
L'obesità infantile grave è associata a irrigidimento della parete vascolare arteriosa ed ad  alterazione dei vasi sanguigni. (Tuonian P, et al. Lancet 2001:358:1400-4).

Strategie di comportamento ed obesità infantile

Alcune semplici regole possono essere di aiuto:

 

Obesità infantile e stili psicologici
Tre sono gli stili psicologici prevalenti nell'obesità infantile:
 
 
Complessità terapeutica
Psicologia
Note
Il bambino vuoto con madre ansiosa
Elevata
primitiva
VUOTI  DIPENDENTI
Ogni desiderio del bambino viene risolto con il cibo. Sono bambini dipendenti da madri ansiose. Tali madri sono state messe in crisi dalla maternità in quanto dipendenti a loro volta dalla loro madre. Sono bambini abituati a chiedere ed a delegare. Quando crescono rimangono pigri, poco interessati alle attività fisiche. Tutte le ansie, problemi e difficoltà trovano una soluzione certa, immediata e rassicurante nell’atto di mangiare, proposto anticamente dalla madre. Rinunciano a tutto e si concentrano sulla loro fame continuando ad illudersi che prima o poi la buona mamma arriverà.
VUOTO-INDIPENDENTI
Non si sono arresi di fronte ad una madre deludente, hanno attivato le proprie risorse per essere autonomi. E’ qui presente un’avidità ad ogni livello, la tendenza a fagocitare senza limite ogni esperienza. Scavalcano ogni regola, non stanno mai fermi, si interessano di tutto senza mettere a fuoco nulla. Diventano con il tempo insopportabili.
Il bambino non differenziato con madre iperprotettiva
Media
Media
Le madri li colmano di attenzioni illimitate, perchè incapaci di vivere il bambino come separato da sé. Fanno fatica ad adeguarsi alla disciplina scolastica.
Il bambino arrabbiato con mamma instabile
Ridotta
Evoluta
La qualità del rapporto madre-figlio, anche buona, è stata interrotta (lutti, accidentalità, nascita di un fratello). Crescono pieni di rabbia. Sono bambini fragili e permalosi.

I massaggi fanno dimagrire?
No, i massaggi non fanno certo dimagrire, se non il massaggiatore o la massaggiatrice. Ciò premesso, è sempre piacevole farsi massaggiare per la sensazione di benessere che se ne riceve. Durante una dieta poi il massaggio può eliminare lo stress che deriva dalla privazione di cibo.

Ipercolesterolemia del bambino
La cardiovasculopatia aterosclerotica (Coronary Artery Disease, CAD), costituisce la prima causa di mortalità e morbilità dell'adulto nei paesi industrializzati, fra cui l'Europa, per la quale è riportata un’incidenza particolarmente elevata nelle regioni del Nord, Centro ed Est, ed un’incidenza inferiore nei paesi del bacino del Mediterraneo.

Le strategie preventive attuate per la popolazione adulta hanno portato ad una riduzione della mortalità per CAD in molti paesi europei, anche se non in tutti; l'infarto miocardico tuttavia continua a rappresentare la prima causa di morte nell’Unione Europea per uomini e donne dopo il 40° anno di età.

Numerosi studi indicano che il processo aterosclerotico inizia in età pediatrica ed è correlato ai valori di colesterolemia, che valori elevati di colesterolo in età pediatrica sono predittivi di valori elevati in età adulta, ed infine che i valori di colesterolemia sono correlati all'assunzione dei grassi alimentari, specie di quelli saturi e di colesterolo.

Lipidi ed accrescimento
I lipidi sono componenti essenziali della dieta: veicolano molta energia in un piccolo volume, e ciò è particolarmente importante per i bambini, che possiedono limitate capacità di intake energetico in relazione agli elevati fabbisogni. Inoltre il bambino, soprattutto in età prescolare, ha una disponibilità limitata a variare le scelte alimentari tra le diverse categorie di alimenti.

    I grassi ed il colesterolo sono elementi strutturali delle membrane cellulari e veicolano le vitamine liposolubili nel loro assorbimento; il colesterolo è precursore degli ormoni corticosurrenali e degli acidi biliari. Il colesterolo esogeno presente nella dieta ed in particolare quello assunto attraverso il latte materno nei primi mesi di vita attiva la soppressione feed-back sull’idrossi-metil-glutaril-Coenzima A (HMGCoA) reduttasi, l’enzima condizionante la sintesi di colesterolo.

    Gli acidi grassi polinsaturi della serie omega-6 ed omega-3 (sia come precursori essenziali, rispettivamente acido linoleico ed alfa-linolenico, che come derivati) sono importanti per la crescita, lo sviluppo del sistema nervoso centrale e dell’apparato visivo, sono precursori di prostaglandine e leucotrieni e come tali regolano la funzione immune e l’infiammazione.

Gli acidi polinsaturi della serie omega-3 (acido alfa-linolenico, eicosapentaenoico o EPA e docosaesaenoico o DHA) possiedono nell’adulto un effetto ipotrigliceridemizzante, antiipertensivo ed antitrombogeno e pertanto riducono il rischio di CAD; se la quota giornaliera assunta non supera il 10% delle calorie totali sono al riparo dai rischi recentemente ipotizzati di aumento della perossidazione lipidica, di un effetto avverso sul metabolismo glucidico, di provocare un aumento del rischio di sanguinamenti e infezioni ed alterazioni degli enzimi epatici; è descritto tuttavia un effetto degli acidi grassi polinsaturi omega-3 di lieve riduzione della quota HDL associata all’effetto ipotrigliceridemizzante.

    Gli acidi grassi monoinsaturi hanno pure un effetto benefico sul quadro lipidico (riduzione dei valori di trigliceridemia senza variazione dei valori di HDL, talora addirittura aumento dei valori di HDL); in particolare l’olio di oliva presenta un elevato apporto di antiossidanti (vitamina E e fenoli).

    Al contrario gli acidi grassi idrogenati della serie trans (contenuti principalmente nelle margarine vegetali) possiedono un effetto negativo sul quadro lipidico, elevando i valori di colesterolo LDL e riducendo la frazione HDL, e sono pertanto da evitare; è inoltre descritta una associazione fra assunzione in gravidanza e peggioramento della crescita fetale.

A questo proposito sta emergendo il ruolo protettivo degli antiossidanti nella prevenzione delle malattie degenerative fra cui l’aterosclerosi; solo le LDL ossidate hanno potenziale aterogeno e si depositano nella parete arteriosa; gli studi epidemiologici mostrano che le popolazioni con bassa incidenza di CAD (ovvero quelle del bacino del Mediterraneo) sono anche quelle in cui è elevato il consumo di frutta, verdura e vino rosso, alimenti che forniscono un elevato apporto di composti ad alto potere antiossidante (vitamine E, C, carotenoidi e flavonoidi).

In base ai dati finora disponibili si può dunque affermare che una restrizione dell’apporto lipidico non è mai consigliabile prima dei 2 anni di vita; in seguito un apporto intorno al 30% delle calorie totali giornaliere sembra essere compatibile con una crescita adeguata; un’assunzione inferiore al 30% può talora associarsi ad un apporto inadeguato di vitamine e minerali e ad aumento del rischio di crescita insoddisfacente, specie se la percentuale scende sotto il 25% delle calorie totali; un intake superiore al 30% sembra portare ad aumento del rischio di eccesso calorico, sovrappeso ed obesità.

A che età ed in quali condizioni effettuare la determinazione dell’assetto lipidico?
La determinazione dell’assetto lipidico prima dei 2 anni di vita è sconsigliata, poiché i valori possiedono ancora una significativa variabilità intra- ed inter-individuale e non riflettono, nella maggior parte dei casi (eccezion fatta per i rari casi di Ipercolesterolemia Familiare in forma eterozigote grave od in forma omozigote).

 La determinazione dell’assetto lipidico, oltre che dopo 12 ore di digiuno, deve essere effettuata in condizioni di benessere (alcune lipoproteine plasmatiche si comportano difatti come indici di fase acuta, a cui consegue una elevazione dei valori di VLDL con ipo- od ipercolesterolemia totale, ipertrigliceridemia ed ipo-HDLemia).

    I valori di colesterolemia totale e LDL si possono considerare stabili fra i 2 e gli 11 anni di età nei maschi, e tra i 2 e i 9 anni nelle femmine.

 In seguito scendono in entrambi i sessi in corrispondenza della fase di sviluppo puberale per risalire a valori precedenti quando lo sviluppo è completo; nei maschi si osserva anche una riduzione dei valori di HDL intorno ai 12-13 anni. Come conseguenza, sarebbe opportuno che tali determinazioni venissero effettuate nel periodo di maggior stabilità, vale a dire tra i 2 ed i 9-11 anni di vita.

Nelle adolescenti in stato di gravidanza, così come in tutte le donne, la colesterolemia si innalza fisiologicamente a valori superiori ai limiti di norma, compresi tra 200 e 300 mg/dl.

Quali determinazioni effettuare?
E’ consigliabile come test di screening iniziale la determinazione di colesterolemia totale, colesterolemia HDL e trigliceridi; i valori di colesterolo LDL possono essere derivati mediante la formula di Friedewald (con tutti i valori espressi in mg/ml):colesterolo LDL = colesterolo totale - colesterolo HDL - (Trigliceridi/5)La formula non è accurata se il bambino presenta valori di trigliceridi >400 mg/dl.

Quante determinazioni effettuare?
Poiché il quadro lipoproteico è soggetto a variabilità intraindividuale, è consigliabile ripetere la determinazione una seconda volta per ottenere una conferma o una media dei 2 valori ottenuti prima di intraprendere qualunque tipo di intervento. Si consiglia di ripetere la determinazione dopo 3-6 mesi in caso di valori normali o borderline e dopo 1-3 mesi in caso di valori medio-elevati.

Nella tabella 1 sono indicati i valori del quadro lipidico da considerare accettabili, borderline, associati a rischio intermedio o a rischio elevato in bambini ed adolescenti sottoposti allo screening.
Il valore di colesterolo LDL costituisce un indice di rischio cardiovascolare più attendibile in età pediatrica rispetto alla colesterolemia totale.

 

  Colesterolo totale  Colesterolo LDL
ACCETTABILE <180 mg/dl <110 mg/dl
BORDERLINE 180 – 199 mg/dl  110 - 129 mg/dl
RISCHIO INTERMEDIO  200 – 249 mg/dl 130 - 159 mg/dl
RISCHIO ELEVATO  >250 mg/dl >160 mg/dl
                                                       tabella 1

Terapia dietetica
I numerosi studi non controllati finora condotti su bambini affetti da Ipercolesterolemia Familiare o poligenica hanno mostrato riduzioni dei valori di colesterolo totale o LDL con la sola terapia dietetica ampiamente variabili, da pochi punti percentuali fino al 20%; i risultati migliori si osservano nei soggetti che partono da valori di colesterolemia più alti rispetto a quelli con ipercolesterolemia borderline.

A questo proposito bisogna ricordare che in età pediatrica si osserva un effetto delle diete ipolipemizzanti anche sui valori di colesterolemia HDL.

Le diete rigorose non sono ampiamente diffuse in età pediatrica per il trattamento dell’ipercolesterolemia familiare, sebbene le diete vegetariane e quelle che impiegano proteine della soia in sostituzione alle proteine animali abbiano mostrato risultati promettenti. L’effetto delle proteine della soia è probabilmente attribuibile ai fitoestrogeni in essa contenuti; un altro effetto benefico documentato degli alimenti a base di soia sui valori di trigliceridemia è dovuto alla componente lipidica, ricca in acidi grassi polinsaturi.

Un’ipotesi interessante riguarda l’aumento della quota di monoinsaturi, che sembrerebbero avere effetto sul miglioramento del rapporto LDL/HDL.

L'obiettivo principale da raggiungere nel trattamento dietetico dell'ipercolesterolemia del bambino è quello di instaurare delle abitudini alimentari corrette che abbiano le maggiori probabilità di mantenersi nel tempo, fino all'età adulta. Le modifiche devono essere principalmente qualitative, volte ad ampliare il più possibile la scelta delle diverse categorie di alimenti; di per sé solo pochissimi alimenti devono considerarsi vietati, tutti sono necessari purchè assunti con una frequenza adeguata.

La dieta ideale dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:

Dal punto di vista pratico queste indicazioni dietetiche comportano l’assunzione quotidiana di 4 pasti principali (colazione, pranzo, merenda e cena) più 1 spuntino; le calorie giornaliere vanno ripartite correttamente: 20% tra colazione e spuntino, 40% a pranzo, 10% a merenda e 30% a cena.
E’ importante che ogni giorno siano presenti:
I 14 secondi piatti settimanali dovranno essere variati fra carne magra (3 volte la settimana), pesce fresco o surgelato (3-4 volte alla settimana) ricco in DHA (pesce azzurro, merluzzo, salmone, tonno), ed evitando crostacei e molluschi, legumi (3-4 volte alla settimana) che - associati ai cereali in un "piatto unico" - sostituiscono non la verdura ma la carne, 1-2 volte alla settimana formaggi magri, 1-2 volte alla settimana salumi quali bresaola o prosciutto crudo senza grasso, 1 volta alla settimana uovo.
Nella preparazione dei cibi è importante consigliare di moderare il consumo di sale e di condimenti, preferendo l’olio extravergine di oliva e la cottura al vapore, al forno, in umido, con pentola antiaderente.

La tradizionale dieta mediterranea costituisce il modello ideale di dieta consigliabile, che negli ultimi anni viene proposta anche nei paesi con tradizioni alimentari differenti, come gli Stati Uniti.

Farmaci ed obesità.Recentemente si parla molto di due farmaci indicati per la terapia dell'obesita'. Il primo e' l'orlistat che agisce nell'intestino inibendo l'enzima che permette la scissione dei grassi in trigliceridi, essenziale per l'assorbimento. Provoca una riduzione del 30% dei grassi ingeriti. Comunque, pur ingerendo il farmaco (molto costoso e in fascia C), non si puo' prescindere da una dieta ipocalorica. Inoltre il farmaco comporta dolori addominali, impellente necessita' di espellere deiezioni grasse, spesso liquide, in genere maleodoranti e per lo piu' accompagnate da flatulenze rumorose.
Il secondo farmaco, impiegato nella cellulite,  e' un insieme di antinfiammatori, attivatori del metabolismo tiroideo e sostanze vasoattive e vasoprotettive. Anche questo farmaco, comunque, necessita di cure integrate e diete appropriate per svolgere al massimo la sua attivita'.

Obesità e prodotti dimagranti: come funzionano? Come regolarsi con i cosiddetti “preparati dimagranti”? Quali sono i loro meccanismi d’azione e sono davvero efficaci o invece sono pericolosi?
Promettono perdite di peso consistenti e in poco tempo, ma su quali basi agiscono i famosi “prodotti dimagranti” e sono davvero efficaci? Innanzitutto non tutti i preparati svolgono la stessa azione: alcuni accelerano il metabolismo, alcuni riducono il senso di fame, altri eliminerebbero grassi o zuccheri.

Quelli a base di fucus, per esempio, un’alga  che vive nei mari freddi, grazie allo iodio contenuto, stimolerebbero la tiroide, agendo sul metabolismo; inoltre l’alga ha un potere assorbente pari a cento volte il proprio peso, di qui una pretesa azione anticellulite. In realtà solo chi è ipotiroideo beneficerebbe di questa azione, quindi un numero ristretto di persone.

Quanto alle sostanze che brucerebbero i grassi, queste agirebbero sul metabolismo dei lipidi, togliendo anche il senso di fame e controllando l’accumulo dei grassi. L’azione tuttavia è limitata e in sé questi prodotti non porterebbero a una riduzione consistente di peso, se non si seguisse parallelamente una dieta bilanciata ipocalorica.

Ci sono, infine, prodotti che toglierebbero il senso di fame grazie al loro rigonfiamento nello stomaco dopo essere stati ingeriti con abbondanti dosi di acqua (guar, glucomannano, chitosano), ma che potrebbero provocare disturbi allo stomaco e all’intestino se assunti per un tempo prolungato.

Il consiglio è quello di risalire alle cause del sovrappeso per stabilire l’eventuale uso di questi prodotti, che oltretutto fanno risparmiare non più di 300 calorie al giorno e risulterebbero inefficaci, quindi, se non si seguisse un regime a basse calorie.  In conclusione, nessun “prodotto dimagrante” risolverà da solo un problema di obesità, tutt’al più potrà aiutare occasionalmente a riparare gli effetti di qualche pranzo troppo abbondante.

   

L'obesità vista dalla Letteratura medica internazionale

Una ricerca condotta su 354 bambine evidenzia che quelle con elevato indice di massa corporea sviluppano intorno ai nove anni, cioè prima delle altre


Obesità, è allarme dagli Stati Uniti "Anticipa la pubertà nelle ragazze"
Molto negative le conseguenze per la salute: problemi psichiatrici, nelle relazioni sociali, uso precoce di fumo e alcohol, e anche cancro

CHICAGO - Le ragazzine obese raggiungono prima la pubertà. E dato che l'obesità tra i bambini è sempre più diffusa, di conseguenza si starebbe abbassando l'età media in cui le ragazze vanno incontro alle trasformazioni tipiche del passaggio all'età adulta. E' quanto scrive la rivista di medicina infantile 'Pediatrics' che ha pubblicato uno studio pluriennale condotto dall'università del Michigan su 354 bambine, seguite dai tre ai 12 anni. I ricercatori hanno rilevato che le bimbe in sovrappeso già a tre anni, e che continuavano a ingrassare anche nei tre anni successivi, raggiungevano la pubertà in anticipo rispetto alle coetanee di corporatura normale. E cioè già a nove anni. La teoria è che ad anticipare lo sviluppo del corpo femminile è la 'Leptina', un ormone prodotto dai tessuti adiposi.

"Alcuni studi precedenti avevano sottolineato che le ragazzine con pubertà precoce tendono ad avere un elevato indice di massa corporea - ha sottolineato Joyce Lee, a capo del team di ricerca - ma ancora non era chiaro se era la precocità dello sviluppo a comportare l'aumento di peso o il contrario. La nostra ricerca dimostra invece che è giusto il secondo caso", cioè che le bimbe più in carne crescono prima.

E le conseguenze di questa tendenza sono potenzialmente pericolose. Nello studio si sottolinea infatti che "una pubertà precoce è stata associata a una quantità di esiti negativi per la salute, tra cui disordini psichiatrici, problemi di socializzazione, precoce uso di alcohol e sigarette, obesità diffusa nell'età adulta e persino cancro all'apparato riproduttivo e al seno". Inoltre la pubertà precoce si associa anche ad un abbassamento dell'età dei primi rapporti sessuali, aumentando il numero di gravidanze in adolescenza.

Già in precedenza era stato ipotizzato che l'età della pubertà femminile si stesse abbassando rispetto alle adolescenti di 30 anni fa. Ora la ricerca confermerebbe questa ipotesi, tanto più che nel frattempo l'incidenza dell'obesità è in costante aumento.

Weight Status in Young Girls and the Onset of Puberty
Joyce M. Lee, Danielle Appugliese, Niko Kaciroti, Robert F. Corwyn, Robert H. Bradley, and Julie C. Lumeng
Pediatrics 2007; 119: E624-E630.

TV ed obesità,quale nesso? Recenti studi, apparsi sul Journal of Pediatrics, confermerebbero che uno dei fattori di rischio per l’obesità nell’infanzia è il tempo trascorso guardando la TV. Un primo studio, ha esaminato l’influenza di questo fattore sul rischio di obesità nell’età adulta. In una coorte di 8.158 individui, sono stati registrati peso e altezza in differenti età (5, 10 e 30 anni). Da questo lavoro è emerso che il 40% dei soggetti di 5 anni trascorreva nel weekend più di 2 ore al giorno davanti alla TV (tempo massimo consigliato dall’American Academy of Pediatrics). E’ stato anche stimato il rischio di obesità in funzione delle ore trascorse davanti alla TV: per ogni ora di TV in più, oltre le 2 ore, il rischio di obesità a 30 anni aumentava del 7%. Un altro studio ha analizzato l’importanza delle abitudini familiari nei riguardi della TV. Sono stati presi in esame 173 soggetti femminili (di 9 e 11 anni) ed è risultato che il 39% delle bambine e il 30% dei genitori superava il limite giornaliero di 2 ore di TV. Anche in questo caso il rischio di sovrappeso aumentava (di 2.6 volte) nelle bambine che guardavano la televisione per più di 2 ore. Anche se l’obesità è determinata da più fattori, limitare il tempo che i bambini passano davanti alla TV può essere una buona strada per ridurre il rischio di sovrappeso. I genitori quindi, dovrebbero sforzarsi di trovare delle alternative alla TV per trascorrere il tempo libero con i propri figli.
Journal of Pediatrics, 2005; 147, 4: 429-435
Journal of Pediatrics, 2005; 147, 4: 436-441b

Obesità e comportamento.I bambini obesi presentano una riduzione del senso di autostima e con maggiore frequenza stati emotivi quali tristezza, solitudine e nervosismo, a cui seguono più frequentemente comportamenti ad alto rischio come fumare e bere alcoolici. 
Pediatrics 2000; 105 (1) 
Diete macrobiotiche e deficit di vit. B12. Esiste il rischio di deficit persistente di cobalamina (vitamina B12) in adolescenti alimentati nelle prime fasi della vita con diete macrobiotiche. (Van Dusseldorp. M. et al. Am J Clin Nutr, 69; 4:664-71, 1999)
Obesità primaria prima e dopo l'adolescenza. Il 95% dell’obesita’ in eta’ evolutiva non e’ correlata ad altre patologie e viene detta primaria o essenziale. L'eccesso ponderale esordito durante l'eta' evolutiva persiste nel 50% dei casi nell'eta' adulta 
(Serdula MK et al. Prev Med 1993;22:167-77)
Obesità in Italia. Il 65.4% degli adulti tra 30 e 60 anni e’ sovrappeso.  1 bambino su 2 e’ in sovrappeso di diversi chili.
(La Repubblica 8 maggio 1998)
Succhi di frutta, obesità infantile  e bassa statura.In eta' prescolare e scolare l'eccessivo consumo di succo di frutta (oltre 350 ml al giorno) e' associato con ritardo staturale ed obesita'. (Pediatrics, vol.9. n.1 febbraio 1997. pag.25)
Il peso dell'uomo.Il peso dell'uomo adulto sano tende a mantenersi costante, oscillando intorno al valore medio del 10% in piu' o meno nell'arco di 20 anni. (Leibel RL et al. N Engl J Med 1995;332:621-8)
Obesità infantile.L'obesita' in eta' pediatrica e' caratterizzata piu' da un aumento o iperplasia delle cellule adipose, piuttosto che da un aumento di volume o ipertrofia. (Hammer L. Mediserve 1991;10:113-122)
"Adiposity rebound". L’obesita’ iperplastica e’ piu’ difficile da combattere perche’ il numero delle cellule di grasso (adipociti) non si riduce.  Verso i 5-6 anni di vita, il grasso corporeo normalmente si riduce fino a un valore minimo, definito come "adiposity rebound" (AR), prima di riprendere ad aumentare nell’ età adulta. Un AR precoce si associa ad un aumento del rischio di obesita’ in eta’ adulta, indipendentemente da un’obesita’ dei genitori e dal Body Mass Index all’epoca del AR. 
Cibo e mortalità. I dati raccolti  su 42254 donne indicano che il modello alimentare caratterizzato da ampio consumo di cibi raccomandati dalle attuali Linee Guida (frutta, vegetali, cereali integrali, prodotti caseari a ridotto contenuto di grassi, carni magre, pollame), si associa con una riduzione del rischio di mortalità complessiva. 
(JAMA 2000; 283:2109-2115)
Centimetri "vitali". Secondo uno studio del centro ideal Line, basato su oltre 4000 maschi di Italia, Spagna, Francia, Germania, Svezia e Inghilterra, gli italiani nella fascia d’età 25-40 anni, dal 1996 ad oggi, hanno “guadagnato” 4 cm in più al girovita.
Il girovita dei giovani italiani è 1 cm di più di quello dei francesi e degli inglesi.
(La Repubblica, 2 settembre 2000)
Cibi spazzatura. Siamo ciò che mangiamo: siamo  le convenientissime confezioni giganti, siamo patatine, bibite gassate e popcorn, siamo i 3 x 2, i pacchi famiglia, le porzioni triple. Quelli che negli USA vengono chiamati, con grande efficacia, i “cibi spazzatura”.
(Metro, 16 ottobre 2000)
Obesità e tecnologia. Chi usa abitualmente il telefono cellulare percorre circa 16 km in meno all’anno; chi usa il telecomando davanti alla televisione si alza e si siede in media 1800 volte in meno di chi non lo usa e chi lo usa per entrare in garage si piega 1400 volte in meno di chi ha ancora un bel lucchetto al cancello. Si tratta di piccole attività motorie quotidiane che aiutano a mantenere un buono stato di salute e che andrebbero raccomandate a tutti i pazienti in sovrappeso o obesi.
Infine, la tendenza all’obesità cresce nei bambini dell’1.3% per ogni ora giornaliera trascorsa davanti al televisore o al computer (n.d.r.)
Lazio ed obesità infantile. L'Istituto Nazionale della Nutrizione, nel 1999, ha coordinato uno studio su 22.319 bambini della terza elementare del Lazio ( pari al 52.5% della popolazione totale): il 40% dei bambini sono  obesi (BMI > 97 ° percentile), e il 12.4% è sovrappeso (BMI 90-97° percentile). Complessivamente il 52.4% ha problemi di eccesso ponderale. 
Tessuto adiposo.Quando si parla di tessuto adiposo non si parla solo di lipidi: questi, infatti, costituiscono circa l'80% del tessuto adiposo: la restante parte è costituita da circa il 3% di fluidi intra-cellulari, il 2% da fluidi e liquidi extra-cellulari ed il rimanente 5% da proteine (Heymsfield e coll.1992). 
Diabete tipo 2 in età evolutiva.Già in età pediatrica 1/3 dei nuovo casi di diabete tipo 2 negli Stati Uniti si verifica in età adolescenziale o pre-adolescenziale (Fagot-Campagna A. et al. J Pediatr 2000;135:664)