GIUSTOPESO CON
DIETA on LINE... e non solo

NOVITA' MEDICO-NUTRIZIONALI…
e non solo

(copyright by www.giustopeso.it)

 

In questa pagina elettronica  troverete n. 26 informazioni utili per la vostra salute

(...continua)

Antiossidanti

"Gioventù a tavola". Christian Leeuwenburgh Florida e  Tufts University
Se mangiate soprattutto panini, bistecche, scatolette, dimenticando verdura e frutta, la vostra dieta facilmente è povera di antiossidanti. Le conseguenze possono essere rughe precoci, ipotonia e facili amnesie. I radicali liberi provocano ll'accumulo di lipofucsine che danneggiano la elastina ed il collagene. E' consigliato assumere ogni giorno 5000 unità ORAC (Oxigen Radical Absorbance capacity). In particolare 3 alimenti del gruppo A, 3 del gruppo B e 3 del gruppo C.
Alcuni consigli: terminate il pranzo coi frutti di bosco e mirtilli anche surgelati; preparate insalate d'arance; al bar scegliete un succo di pompelmo; cercate di cuocere poco la verdura e meglio se al vapore.
I farmaci antiossidanti non sono facilmente dosabili e, se assunti in dosi eccessive, possono paradossalmente svolgere un'azione pro-ossidante.

 

Gruppo A
Succo d'uva (mezzo bicchiere) 2608
Mirtilli (mezza tazza) 1740
More (mezza tazza) 1466
Prugne (3)1454
Fragole (1 tazza) 1170
Cavolo verde cotto (mezza tazza) 1024
Spinaci cotti (mezza tazza) 1021
Arance (1 media) 983
Succo di mirtilli (mezzo bicchiere) 976
Barbabietola cotta (mezza tazza) 891

Gruppo B
Cavoletti di Bruxelles cotti (mezza tazza) 692
Succo di pompelmo (mezzo bicchiere) 637
Susine (1) 626
Succo di pomodoro (mezzo bicchiere) 614
Pompelmo rosa (mezzo) 594
Patate arrosto ( 1 media) 575
Avocado (1) 571
Succo d'arancia (mezzo bicchiere) 571
Uva rossa nera (1 grappolino) 569
Mais bollito (mezza tazza) 549
Ciliegie ( 1 manciata) 547
Peperoni (1 medio) 529
Funghi champignon (1 tazza) 487
Kiwi (1 medio) 458
Succo di mela (mezzo bicchiere) 442
Patata americana cotta (1 media) 433
Uvetta passa (1 cucchiaio) 396
Cipolle (1 media) 360
Uva bianca (1 grappolo) 357

Gruppo C
Melanzane (1 media) 326
Broccoli cotti (1 tazza) 316
Mela (1 media) 301
Succo di mirtilli in bottiglietta (mezzo bicchiere) 282
Carote cotte (mezza tazza) 256
Pesca (1 grande) 248
Banana (1 picola) 223
Pere (1 media) 222
Fagiolini cotti (mezza tazza) 202
Cavolfiore cotto (mezza tazza) 200
Melone (3 fette) 197
Spinaci crudi (1 piattino) 182
Albicocche (3) 172
Cavolo cappuccio cotto (mezza tazza) 154
Carote (1 tazza) 126
Pomodori (1 medio) 116
Zucchine cotte (mezza tazza) 107
Insalata riccia ( 1 piattino) 73
Anguria (1 fetta) 79
Cetrioli (1 medio) 36
Lattuga (1 piattino) 32
Sedano (1 gambo medio) 24

 

La balbuzie

La fluenza nel linguaggio rappresenta un'abilità che il bambino acquisisce progressivamente entro il terzo anno di vita, epoca in cui si osserva il graduale passaggio dalla parola frase, alla frase nucleare, a strutture morfolessicali sempre più complesse, espressione di una elaborazione cognitiva più articolata. In alcuni casi, tuttavia, la rapidità dell' elaborazione del pensiero verbale eccede la padronanza delle capacità fonoarticolatorie, realizzando un quadro di disfluenza transitoria, caratterizzata da ripetizioni di sillabe e parole, esitazioni, prolungamenti di consonanti o vo­cali, pronunciate senza alcuna tensione spasmodica, in assenza di qualsiasi sentimento di ansia o di inadeguatezza. Tale quadro clinico definito come balbuzie primaria si realizza in circa un terzo dei bambini tra il secondo e il quarto-quinto anno di vita, e presenta una prognosi favorevole, sen­za necessità di alcun intervento specifico, nel 65 -70% dei casi. Differente è l'impatto sociale ed emotivo della balbuzie secondaria, definita come un'alterazione della fluenza e del ritmo dell' eloquio, associata a un importante vissuto emotivo che condiziona pesantemente il comportamento verbale del soggetto. Ciò che si osserva in questo caso è una cronicizzazione del disturbo che può insorgere in epoca prescolare, ma anche adolescenziale o adulta, con un processo di condizionamento del comportamento e fissazione di un modello verbale alterato. In tale evenienza la presa in carico tempestiva da parte di uno specialista diventa im­portante per una risoluzione positi­va del disturbo e per un valido contenimento dell'ansia interna e relazionale.

Epidemiologia
La balbuzie è un fenomeno di ampia diffusione geografica (interessa 1'1 % circa della popolazione mondiale), presente in tutte le culture e i gruppi sociali, con una maggiore rappresentatività nelle nazioni a elevato sviluppo sociale e nelle fasce socioculturali più ricche. Tale dato può essere spiegato, in termini psicosociologici, nel maggiore carico di stress e di tensione richiesto da un sistema altamente competitivo e di forti aspettative, condizione che può slatentizzare, in un soggetto predisposto e con una vulnerabilità psicopatologica, la rottura di un equilibrio fragile.
Analizzando inoltre i modelli psi­coeducativi delle famiglie di soggetti balbuzienti si è posto l'accento su un ambiente familiare di solito molto rigido e coartato, su genitori ansiosi e ipercorretivi con tendenze perfezionistiche, o troppo accondiscendenti che, in ogni caso, riversano nel canale linguistico una notevole fonte d'ansia.
In Italia sembra che il disturbo abbia una prevalenza di circa 1,3%.  L'età di insorgenza si colloca tra i 3 e i 5 anni nel 60% dei casi, con maggiore interessamento del sesso maschile (M:F = 3-4:1). È stato osservato, a una attenta anamnesi, che una storia familiare di balbuzie è presente in circa 1/3 dei casi. In particolare è stato rilevato come in un nucleo familiare in cui il padre balbetta, il rischio di ricorrenza del disturbo si attesti intorno al 24-25% per il figlio maschio, intorno al 12-14% per la femmina. Se invece è la madre a balbettare, gli indici di rischio si collocano intorno al 37% e al 15% rispettivamente. Infine, se entrambi i genitori sono affetti da balbuzie, la probabilità che anche il figlio manifesti il disturbo sale al 70­80%, anche in considerazione del ruolo giocato da un modello imitativo disfonematico che il figlio è portato ad apprendere. Ancora, è stata dimostrata una concordanza del 70% in gemelli monozigoti, di circa il 30% nei dizigoti e del 18% nei fratelli di sesso uguale. Tali evidenze hanno suggerito da tempo una base genetica nella balbuzie, ipotesi ancora in corso di studio. Recenti studi di linkage, effettuati attraverso analisi non parametriche, hanno individuato la presenza di geni candidati nei cromosomi 1, 5, 7. Uno studio recente ha evidenziato un locus con consistente evidenza di linkage sul braccio lungo del cromosoma 12 (12q).

Patogenesi
Nonostante la balbuzie rappre­senti una disabilità nota sin dall'antichità (annoverando personaggi biblici quali Mosè, filosofi greci come Platone e Aristotele e ancora Demostene, Alessandro Manzoni, Winston Churchill, Napoleone Bonaparte, Marilyn Monroe), risultano ancora oggi poco chiare le basi eziopatogenetiche del disturbo.
In relazione al tipo di orientamento psicodinamico od organicista vengono dati significati clinici diversi al disturbo. La nostra interpretazione è che life-events ambientali abbiano un ruolo fondamentale in soggetti particolarmente vulnerabili sotto il profilo genetico.
D'altronde, studi scientifici confermano la possibilità che un sub­strato genetico potrebbe essere predisponente al disturbo, cosi come dimostrato dalla frequente positività familiare in ascendenti e collaterali di soggetti affetti da balbuzie.

Aspetti clinici
La sintomatologia della balbuzie appare complessa e varia. Essa è caratterizzata da alterazioni dei tratti segmentali e sovrasegmentali del discorso quali:
• attacco brusco ed esplosivo della frase;
• forzata produzione delle consonanti per intensità e accentazione;
• sostituzioni verbali e pronuncia intercisa;
• prolungamenti, pause all'interno delle parole e dei sintagmi (gruppi di parole);
• uso di riempitivi, pause verba­lizzate (cioè ... quindi ... allora ... ve­ro? ecc.);
• fissazioni della postura artico­lare, sia silenti (blocchi tonici) sia sonori (prolungamento dei suoni);
• scarso contatto oculare con l'interlocutore.
Particolarmente impegnative risultano le consonanti esplosive, in cui tipica è la ripetizione (p-p-p-p­pronto), le vocali e le consonanti sibilanti per le quali si osservano ti­picamente prolungamenti ("aaaan­diamo ... sssssono").
La balbuzie inoltre può essere accompagnata da alterazioni dei movimenti respiratoli (brusche in­spirazioni, espirazioni rapide), sincinesie, tic facciali, del collo o del tronco, embolofrasie (interiezioni ripetute "ah ... uhm .. ").

Da un punto di vista semeiologico la balbuzie viene distinta in:
• forma tonica in cui si osserva un arresto all'inizio della frase o un prolungamento della sillaba o del fonema iniziale;
• forma clonica nella quale si ha una ripetizione continua o intermittente di una sillaba;
• forma palilalica o mista se sono presenti sia prolungamenti e blocchi sia ripetizioni cloniche.
In rapporto alla localizzazione anatomica del blocco si possono distinguere una:
• forma labio coreica ("corea", danza delle labbra) in cui si osser­vano contrazioni fonoarticolali a li­vello della lingua e delle labbra, con conseguenti difficoltà nella produzione di suoni labiali e dentali (p/b, t/d);
• forma gutturo-tetanica con spasmo e rigidità dei muscoli faringei e laringei, che rendono difficile la pronuncia di suoni gutturali (g/k) e delle vocali.

L'esordio della balbuzie può es­sere improvviso in seguito a un evento traumatico o vissuto come tale (incidenti, nascita di un fratellino, situazioni di distacco, o di anaffettività), o può essere subdolo e graduale, in rapporto ai tentativi del bambino di pronunciare termini foneticamente complessi, o in seguito a situazioni di tensione emotiva, in occasione di eventi frustranti, stanchezza o addirittura nelle variazioni climatiche.

Nell'episodio di balbuzie è possibile distinguere quattro fasi:
• fase prebalbuzie: inizia un'attesa angosciosa dell'evento temuto; si inserisce una forte ansia anticipatoria che il soggetto cerca di dominare;
• fase della balbuzie: l'evento temuto si realizza, con brusca caduta della tensione;
• fase di risoluzione: il soggetto ha terminato il proprio discorso e si è tranquillizzato;
• fase postbalbuzie: il soggetto analizza la sua performance verbale; il suo dialogo interno sottolinea il fallimento e indebolisce l’Io e l'autopercezione del Sé in un continuo feedback negativo.

Balbuzie come sindrome
Dietro al sintomo balbuzie si cela un individuo con un vissuto interno complesso che accompagna il comportamento locutorio. È per questo che oggi si parla di balbuzie come sindrome, nella quale è riconoscibile una sintomatologia interna caratteristica, un corredo comportamentale che spesso condiziona le scelte personali dell'individuo.
La logofobia, caratteristica della cronicizzazione del disturbo, costituisce una costante strategia di di­fesa relazionale, messa in atto a fronte di ripetute e costanti umiliazioni e frustrazioni. A essa conse­guono sentimenti di colpa e di scarsa autostima, spesso accompagnati da spunti depressivi.
Quanto appena detto si associa a una struttura di personalità caratterizzata da tendenza all'evitamento fobico, coartazione emotiva, perfezionismo, atteggiamento passivo aggressivo e forte negatività.
La complessità del quadro clinico e il suo carattere polimorfo e multidimensionale è ben esplicitato dalla metafora dell'Iceberg, proposta dal Scheehan Stuttering Center di Santa Monica, in California negli Stati Uniti, in cui, alla base del comportamento verbale evidente (la punta dell'iceberg), soggiace una struttura di persona­lità complessa, fatta di atteggiamenti celati, disagio emozionale, imbarazzo, insicurezza, condizionati e condizionanti il linguaggio.
Se il problema diventa persistente e di impatto sociale è doverosa una presa in carico precoce e incisiva.
Risalgono all'Ottocento i primi interventi medici per risolvere il disturbo, attraverso la resezione del frenulo linguale e dei muscoli genioglossi. Solo negli anni quaranta, sono nati negli Stati Uniti i primi centri di terapia della balbuzie con approcci strutturati e corsi intensivi.
Diverse opzioni terapeutiche sono oggi possibili: la logopedia (per ristabilire l'accordo pneumofonico, migliorare il ritmo e la fluenza dell'eloquio), la terapia psicomotoria (per favorire un'ottimale integrazione senso-percettivo-motoria attraverso il canale corporeo) oltre a interventi psicoterapeutici di tipo cognitivo, comportamentale o psicoterapie a orientamento psicodinamico che possono rilevarsi validi approcci per ridurre la sintomatologia.  Sono utili inoltre tecniche di rilassamento, esercizi fonatori e di respirazione.

(liberamente tratto da “La balbuzie” di Luigi Mazzone.  Area Pediatrica pg.23-27 febbraio 2006)

 

Eruzione dei denti

decidui

eruzione
completamento della formazione delle radici
incisivo centrale
8 mesi
1,5-2 anni
incisivo laterale
8-10 mesi
1,5-2 anni
canino
16-20 mesi
2,5-3 anni
primo molare
12-16 mesi
2-2,5 anni
secondo molare
20-30 mesi
2,5-3 anni

permanenti

arcata superiore
eruzione
completamento della formazione delle radici
incisivo centrale
7-8 anni
10 anni
incisivo laterale
8-9 anni
11 anni
canino
11-12 anni
13-15 anni
primo premolare
10-11 anni
12-13 anni
secondo premolare
10-12 anni
12-14 anni
primo molare
6-7 anni
9-10 anni
secondo molare
12-13 anni
14-16 anni
terzo molare
17-21 anni
18-25 anni

 

arcata inferiore
eruzione
completamento della formazione delle radici
incisivo centrale
6-7 anni
9 anni
incisivo laterale
7-8 anni
10 anni
canino
9-10 anni
12-14 anni
primo premolare
10-12 anni
12-13 anni
secondo premolare
11-12 anni
13-14 anni
primo molare
6-7 anni
9-10 anni
secondo molare
11-13 anni
14-15 anni
terzo molare
17-21 anni
18-25 anni

 

 

Sei depresso? Scopri quanto
(scala di Edinburg)

1.Sei in grado di ridere e vedere

il lato divertente delle cose?

Si, come sempre
1
Un pò meno del solito
2
Assolutamente meno del solito
3
No, per niente
4

2.Ti poni in maniera positiva

verso gli eventi?

Si, come sempre
1
Un pò meno del solito
2
Assolutamente meno del solito
3
No, per niente
4

3.Ti sei sentito colpevole senza motivo quando le cose non andavano bene?

Si, la maggior parte delle volte
4
Si, alcune volte
3
Non molto spesso
2
No, mai
1

4.Sei ansioso e preoccupato senza un buon motivo?

No, per niente
1
Quasi mai
2
Si, talvolta
3
Si, molto spesso
4

5.Ti sei sentito spaventato o nel panico senza un buon motivo?

Si, spesso
4
Si, qualche volta
3
No, non molto
2
No, mai
1

6.Ti sei sentito sopraffatto dalle cose che accadevano?

Si, il più delle volte
4
Si, talvolta
3
No, il più delle volte le ho affrontate piuttosto bene
2
No, per niente
1

7.Sei così infelice che hai difficoltà a dormire?

Si, la maggior parte delle volte
4
Si, qualche volta
3
Non molto spesso
2
Mai
1

8.Ti sei sentito triste o avvilito?

Si, la maggior parte delle volte
4
Si, qualche volta
3
Non molto spesso
2
Mai
1

9.Sei così infelice che hai pianto?

Si, la maggior parte delle volte
4
Si, piuttosto frequentemente
3
Solo occasionalmente
2
No, mai
1

10.Il pensiero di farti male ti è venuto in mente?

Si, abbastanza spesso
4
Qualche volta
3
Quasi mai
2
Mai
1

RISULTATO: se il punteggio ottenuto raggiunge un totale superiore a 12, la possibilità di essere in presenza di una depressione è elevata.
E' opportuno un controllo più accurato da parte di uno specialista.

 

Ragazzi, fate ginnastica a scuola!

Per l'equilibrio: disseminate sul pavimento tra i banchi i vostri zainetti e, reggendo con entrambe le mani i libri più pesanti, saltellate per 5 volte sul piede sinistro, poi 5 sul piede destro e così alternando fate uno o più giri della classe;
per gli addominali: stando seduti al vostro posto, stendete in fuori, di lato, le gambe, appoggiatevi sopra gli zainetti strapieni e innalzate e abbassate le gambe per 10 volte;
per i glutei: salite lentamente le scale della scuola, appoggiando solo le punte dei piedi il più possibile sullo spigolo dei gradini e spingete con energia verso l'alto; ridiscendete sempre lentamente appoggiando bene i talloni.
Trovate altri esercizi da fare a casa, in cortile e in palestra, sfogliando riviste varie. Si comporrà così un catalogo di esercizi, utile per tutti.

 

Allarme tra psicologi, pediatri e dentisti: è arrivata la deglutizione atipica
ovvero ciucciarsi la lingua per manifestare un disagio. E' in aumento l'abitudine a spingere la lingua contro i denti per deglutire anche durante il sonno. Questo è un segno di disagio sociale ed il bambino "ingoia la vita" per sopportare lo stress. Il motivo è da ricercarsi in un'autonomia troppo precoce imposta al bambino (precoce entrata all'asilo e conseguente dismissione del pannolino).

 

Che mal di testa!
Circa 1/3 dei bambini in età scolare soffre di cefalea, frequente anche fra i più piccoli.

 

.... Piccole porzioni crescono

 

Età ottimale per gli interventi chirurgici infantili

Patologia
Mese / anno di vita per l'intervento
Agenesia dell'esofago 10-14 mese
Agenesia del retto 8-10 mese
Agenesia della vagina 12-14 anni
Atresie del canale alimentare alla nascita
Atresia polmonare per difetto interventricolare e atresia della tricuspide 3-5 anni
Atresia delle vie biliari < 40 giorni di vita
Cisti e fistole mediane e laterali del collo 1 anno
Coartazione aortica 1-3 anni
Criptorchidia 3 anni
Difetto interventricolare isolato 12-18 mesi
Epispadia 3- anno
Ernia inguinale alla diagnosi
Estrofia vescicale 2-4 mese
Labbro leporino 3-6 mese
Megauretere alla diagnosi
Palatoschisi 14-18 mese
Ritenzione testicolare 3 anno
Sindattilia 1 anno
Stenosi polmonare isolata 2-3 anni

 

I pidocchi del capo

Riassumiamo alcuni concetti da conoscere:

I pidocchi possono insediarsi in persone di qualsiasi ceto e la loro presenza non significa mancanza di pulizia o scarsa igiene personale.
La pediculosi del capo è una patologia più frequente nella razza caucasica (bianca).
La varietà del capo non passa al corpo.
Dopo 7-10 giorni le uova dei pidocchi (lendini) si schiudono per liberare il giovane insetto che entro 10 giorni è in grado di deporre a sua volta altre uova. E' utile lavare ad alta temperatua biancheria da letto, indumenti personali e asgiugamani che il soggetto può aver toccato nei 2 giorni precedenti il trattamento. Lavare pettini, spazzle, fermagli e non utilizzare in comune pettini spazzole o cappelli. Conservare in un sacchetto di plastica per 2 settimane gli oggetti o giocattoli che non posono essere lavati in acqua o a secco. Non serve a nulla tagliare i capelli. I pidocchi non sono portatori di altre malattie e quelli che vivono sugli animali non possono vivere sulluomo e viceversa. Non trattare la persona infestata più di 3 volte con lo stesso prodotto ma controllare i capelli con un pettine a denti sottiliogni 2-3 giorni. Il vecchio rimedio, l'aceto, certamente non da considerare come un insetticida, agisce però "liberando" il capello dalle lendini.
Un uovo che si trovi a più di 1 centimetro dalla cute non è certamente più un uovo vitale.
La permetrina è probabilmente il trattamento di scelta.

 


Medico & Bambino 10/2002 pg. 685

 

Attenzione agli alimenti senza zucchero

Il 70% dei consumatori compera alimenti contenenti dolcificanti artificiali. Questi non sono solo prodotti 'light'. Alcuni dolcificanti non contengono calorie, mentre altri contengono la stessa energia dello zucchero normale. I dolcificanti possono essere naturali od artificiali.
La dicitura "senza zucchero" esprime il concetto di "senza saccarosio" aggiunto ma non è sinonimo di "senza calorie".
I dolcificanti naturali più comuni sono sorbitolo, mannitolo e xilitolo unitamente a isomalto, lactitolo e maltitolo. Essi sono chimicamente imparentati con lo zucchero e sono compresi negli alcooli dello zucchero. Apportano, in genere, la medesima energia dello zucchero o saccarosio.
I dolcificanti artificiali sono più dolci dello zucchero ma non forniscono energia (aspartame, ciclammato, saccarina e acesulfame K) E' utile mantenere il consumo dei dolcificanti entro confini ragionevoli, esistono limiti (Acceptable Daily Intake=Razione giornaliera accettabile).
Tutti i dolcificanti hanno un numero E (E 420 sorbitolo, sciroppo di sorbitolo E 421 mannitolo E 950 acesulfame K E 951 aspartame E 952 acido ciclamico, sali di ciclammato E 953 isomalto E 954 saccarina, sali di saccarina E 965 maltitolo, sciroppo di maltitolo E 966 lactitolo E 967 xilitolo).

Ecco infine una bussola per orientarsi nella giungla delle etichette e non cadere nella "rete":

Privo di zucchero o Senza zucchero: il cibo non contiene nessun tipo di zucchero, aggiunto o naturale. Potrebbe tuttavia contenere dolcificanti.
Nessuna aggiunta di zucchero o non zuccherato: non è stato aggiunto al cibo nessun tipo di zucchero. Lo zucchero è tuttavia presente naturalmente in certi beni di prima necessità, come latte e succhi per esempio. Può contenere dolcificanti.
Nessuno zucchero naturale: il cibo non contiene zucchero naturale (saccarosio). Può però contenere altri tipi di zucchero, come zucchero di frutta o zucchero di latte, oltre a dolcificanti.
Nessuna aggiunta di zucchero naturale: non è stato aggiunto al cibo zucchero naturale(saccarosio). Esso può tuttavia contenere qualsiasi altro tipo di zucchero o dolcificante.
Non zuccherato o Non dolcificato: non è stata usata nessuna sostanza che dolcifichi, ilche significa neanche dolcificanti.

 

 

Hai tra le mani un alimento confezionato che non riporta la composizione nutrizionale?

Spesso le etichette nutrizionali, quando sono presenti, sono scritte in caratteri difficilmente leggibili; altre volte sono riportati i valori per 100 grammi e non per singolo pezzo. Comunque non è mai riportata la quantità di sale presente. Perchè?

(Le regole per l'etichettatura dei prodotti alimentari sono stabilite dal Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 109 -attuazione delle Direttive CEE 89/395 e 89/396- e la etichettatura nutrizionale -decreto Legislativo 16 febbraio 1993, n. 77 Attuazione della Direttiva 90/496/CEE del Consiglio del 24 settembre 1990- è facoltativa (speriamo ancora per poco !)

Segnalaci il prodotto e convinciamo la ditta ad informare i consumatori

SNACK SALATI: Crostini dorati San Carlo - Manina Manì snack al formaggio Crik Crok Ica Foods 30 g - DragonBall Mitica chips 30 g

SNACK DOLCI: Toblerone cioccolato - Mon Cherì Ferrero - Ferrero rocher -Raffaello Ferrero - Torroncini Sperlari - KitKat Nestlè - M&M's - Bounty Nestlè - Twix Nestlè - Snickers - Lion Nestlè - Yoo hoo chocolate flavoured syrup

BEVANDE: Coca Cola - Sprite - Fanta

(...continua)

 

ATTENTO ALLE QUANTITA'

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scopri qual'è il tuo metabolismo

SI
NO
Hai spesso mani e piedi freddi?
Hai la pressione bassa?
Soffri di ritenzione idrica?
Al mattino ti svegli stanco?
Dopo aver mangiato avverti sonnolenza?
La sera ti addormenti facilmenti?
Dopo una dieta ipocalorica acquisti velocemente peso?
Hai la tendenza a soffrire di disturbi digestivi, coliti o altre malattie virali?
Hai problemi di cellulite, smagliature?
La tua tiroide funziona poco?
Durante la giornata avverti cali improvvisi di energia?
La tua muscolatura è rilassata?

6 SI e 6 N0. SEI UN NORMOSSIDATORE. Se devi per caso perdere qualche chilo di troppo, ti è sufficiente un'alimentazione bilanciata e regolare. Non trascurare comunque l'attività motoria, specie con l'avanzare dell'età in cui il ritmo metabolico rallenta.

7-12 SI. SEI UN IPOSSIDATORE. Il tuo metabolismo è lento: quindi diventano indispensabili sia una dieta mirata, sia un'attività motoria continuativa.

7-12 NO. SEI UN IPEROSSIDATORE. Il tuo metabolismo è veloce, bruci molto e quindi il peso non è il tuo problema. Ma, attenzione, magro è bello, ma con tutti i muscoli al posto giusto.


Il tuo bambino/a è sovrappeso ed è in età puberale?

Se esiste una storia familiare positiva, potrebbe essere a rischio di diabete tipo 2 (insulinoresistente). Intanto ricorda che la dieta mediterranea migliora la sensibilità all'insulina, ormone che permette l'ingresso del glucosio nelle cellule.

 


Picacismo

Il picacismo ( o pica)  si definisce come un disturbo del comportamento alimentare che porta ad ingerire in modo compulsivo ed irrazionale grandi quantità di sostanze commestibili o no. L'ingestione di terra (geofagia) è il picacismo più frequente nel bambino più piccolo, ma le sostanze ingerite possono essere molte altre: fango, argilla, intonaco, ghiacchio (pagofagia), amido, gesso, carta, fiammiferi, vernice secca, riso crudo. ecc. In genere il picacismo si accompagna a carenza di ferro e zinco e può essere causa di parassitosi interstinali, oltre che di dolori addominali, vomito, peritonite.

 


Sindrome della segretaria inglese

E' la sindrome degli abituali masticatori di chewing-gum o caramelle senza zucchero. Il dolcificante più usato al posto dello zucchero è il sorbitolo. Questo può restare a lungo nell’intestino e, nel 20% della popolazione italiana, non essere assorbito. Se quindi si masticano una decina di queste gomme o caramelle, il sorbitolo provoca gonfiore, meteorismo intestinale ed alitosi.

 


L'omeopatia non è di aiuto ai pazienti asmatici con allergia alla polvere di acaro

Questo studio, tra i meglio "disegnati" apparso in letteratura, non è a supporto dell'impiego di una sostanza altamente diluita nel trattamento di pazienti asmatici con allergia alla polvere dell'acaro.
(Lewith GT et al, BMJ 2002; 324:520-3)

 

 

Varicella: a volte ritorna

Uno studio del californiano Antelope Valley Surveillance Project ha dimostrato che la varicella viene ripetuta nel 13,3% dei casi. I fattori di rischio sembrano essere l'età della prima infezione, l'essere colpiti da una forma lieve, oltre che fattori genetici che possono alterare la risposta immunitaria.

 

 

Patatine a rischio

Da uno studio pubblicato dall'Università di Stoccolma emerge la sospetta tossicità degli alimenti ricchi di carboidrati dopo cottura a temperature elevate.Queste sembrerebbero infatti responsabili della formazione dell'ACRILAMIDE, probabile causa di tumori dello stomaco negli studi su animali.Questa sostanza, per esempio, sarebbe presente in un sacchetto di patatine con un quantitativo 500 volte superiore a quello ammesso nell'acqua potabile. In seguito ai dati raccolti è stata indetta, da FAO e OMS, una riunione di 25 esperti per valutare la gravità della situazione. Le conclusioni non sono positive: l'acrilamide è effettivamente presente in quantità rilevanti in questi alimenti (anche se inferiori a quanto riferito dallo studio svedese); si riconosce l'acrilamide come un fattore cancerogeno, ma gli esperti si interrogano sui processi di formazione. L'acrilamide si forma nelle patate esclusivamente in dipendenza della temperatura. In generale è utile evitare di far assumere la colorazione marrone-nerastra tipica dell'abrustolimento. Le industrie dovrebbero impiegare specie di patate con ridotti livelli di asparagina, che è il prodotto di partenza per la produzione di acrilamide.